Once upon a time…

Once upon a time…

Di come tutto è iniziato non ho ricordo, ho chiaro solo un forte bisogno o bi-sogno di stare con i cavalli. Ho qualche immagine della cavalla Nada, per me enorme forse per i miei 4 anni, su cui mi abbarbicavano i miei genitori sul monte Fasce, il più bel regalo. Ricordo, forse a 6 anni, alle sorgenti del Piave una cavalla con il puledrino, un miraggio, mi avvicinai rapita ad accarezzare quella piccola creatura di peluche… Ma non si fa!… la cavalla si girò mi afferrò con i denti per una chiappa e mi alzò di peso sputandomi infine per terra! Urla e pianti soprattutto per l’offesa subita e un livido a 12 denti per un mesetto; i miei sperarono di aver “risolto” la mia passione per i quadrupedi… Invece come un contagio si continuò a manifestare più forte che mai.

La fine della serie “Furia” – un’apocalisse, corrispose alla fine del mondo!!! I film western perché pullulavano di cavalli e, a parte qualche sporadica apparizione, a 8 anni finalmente l’iscrizione all’IPPICA GENOVESE. Un circolo ippico piuttosto esclusivo che aveva aperto da poco una scuola di equitazione (anche per meno abbienti). L’iscrizione e le lezioni, una volta a settimana, costavano uno stipendio e per raggiungerlo, senza mezzi propri, ci voleva un’ora di autobus e mezzoretta a piedi in salita se si perdeva la coincidenza del corrierino che saliva un paio di volte al giorno.

Ricordo Prince, un grigio ossuto e antico, con cui ho potuto fare una foto tenendolo per il montante della testiera per gentile concessione dello stalliere. Non solo non si potevano preparare i cavalli ma nemmeno entrare nelle scuderie se non facendo pena a qualche addetto. Ricordo Palomino, talmente rotondo da costringermi a una spaccata trasversale quando ero in sella, buono e paziente. E poi, se non sbaglio, Allegretta ex cavalla da concorso della parte vip della scuderia, esile e nevrile. Ricordo i litigi con la mamma perché rifiutavo di lavarmi le mani che per me profumavano di cavallo.

Da lì la ricerca dell’equino è stata incessante ed incrementale. Il mio papà allora detto RECI, deltaplanista accanito, trascinava me e mia madre ogni weekend d’inverno in riviera e d’estate nell’entroterra piuttosto che sporadicamente qua e là per il centro nord Italia, una volta anche in Svizzera, alla ricerca del volo perfetto…

Non avevo consapevolezza sempre se fossero in una situazione di benessere o maltrattamento ma mi facevano pena perché mi sembrava che gli altri non li vedessero, non come li vedevo io. Con gli occhi da bambina e di certo senza tutte le conoscenze etologiche del giorno d’oggi mi parevano tristi, forse come lo ero io.

Moretta

Poi come cura mi accompagnarono per tutta la pre adolescenza e adolescenza fino all’arrivo del MIO primo equino: la MORETTA. Ottenuto alla fine di un incessante sfiancamento di mio padre che fin troppo lungimirante sapeva bene a quale impegno ci saremmo sottoposti. Moretta era un pony shetland arguto e, dal mio punto di vista velleitario, anafettivo.

Moretta è stata al mio fianco fino al 2012 raggiungendo la veneranda età di 38 anni, e mi ha insegnato che il bene è quello che si dona nel rispetto, che spesso si sbaglia cercando di fare felici gli altri con quello che desideriamo per noi, che una delle sensazioni più piacevoli deriva dall’odore dell’erba nel respiro di un cavallo, che la gioia di sentirsi liberi nasce dall’affanno di una corsa.

Era incontenibile, testarda e insofferente; ovviamente dal mio punto di vista. Non era altro che un equino scaltro ed intelligente che non vedeva soddisfatti i suoi bisogni etologici e che non trovava nessuna soddisfazione nello scorazzarmi qua e là in sella piuttosto che al calesse se non nel cercare in ogni modo di tornare in scuderia il prima possibile…

… Il rimpianto più grande è di non aver saputo quello che so oggi ed è per questo che in ogni modo possibile tento di aiutare chi incrocia il mio cammino.

… Moretta generò nel 1990 Emilio, che tutt’ora mi angheria.

Kesha

Giorgie ribattezzata immediatamente Kesha fu il regalo di Diomira mia madre. Mi innamorai di lei a prima vista, come di tutti gli altri cavalli! Una ¾ purosangue di 5 anni (alla volta-scoprii più tardi), scaricatrice seriale di un malcapitato ragazzino, baia nevrile e scintillante, dalla fronte un po’ convessa e con una lista a punto di domanda al contrario.

Fra la mia inesperienza e la sua esuberanza eravamo una coppia a dir poco singolare… (processione, Via Crucis, la scena grottesca!)

Kesha si spense pochi anni fa a, stimati approssimativamente, 48 anni. Almeno nell’ultimo decennio oltre a Pupsit il soprannome corrente era “a vecchia”…

Ogni cavallo – animalì – che ha condiviso anche per un baleno la vita con me meriterebbe menzione perché di sicuro ha influito nel mio evolvere, ognuno di loro mi ha insegnato molto più di quanto letture o parole potessero mai fare, sono stati dei veri maestri. Ed io sorda e di fretta quasi sempre ho ignorato il loro sapere.